L’umanità come cardine del nostro agire quotidiano

Manarola, 24 aprile 2025

Questa sera siamo qui per celebrare un anniversario particolarmente importante: domani, 25 aprile, saranno trascorsi 80 anni dalla Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

La Festa della identità italiana, ritrovata e rifondata dopo anni di oppressione.

Questa celebrazione diventa ancora più simbolica perché coincide con il lutto nazionale a seguito della morte di Papa Francesco. La sua scomparsa è una gravissima perdita per tutti, laici e cattolici, e in particolare per gli antifascisti che hanno condiviso le sue parole di pace e di fratellanza su scala universale.

Una voce, sempre fuori dal coro, autentica e autorevole. Ci ha insegnato a guardare le cose con un altro punto di vista, quello dell’umanità, delle parole gentili, della generosità d’animo. Ci ha insegnato l’importanza di costruire ponti e non muri, in questo tempo segnato da divisioni e conflitti, richiamando costantemente la nostra responsabilità verso il creato, verso la giustizia sociale, per la pace e la cura dei più fragili.

Tutti valori che sono alla base del 25 aprile, giorno nel quale vogliamo ricordare prima di tutto il coraggio di chi credeva nella libertà sopra ad ogni cosa, anche alla vita stessa.

Come istituzioni e come cittadini sentiamo il dovere di ricordare quella scelta generazionale, che prima di essere politica è stata una scelta di disobbedienza morale, compiuta da tante persone che avevano “aperto gli occhi” e che decisero di lottare, in armi e senza, per riconquistare la libertà e restituire la dignità ad un paese distrutto e smarrito nei valori.

Il 25 aprile, quindi, non è e non può essere considerato “divisivo”, come si sente dire oggi da chi vorrebbe riscrivere la storia, perché la resistenza è fatta di tante sensibilità, mondi e idee diverse, uniti in nome di uno scopo comune: Libertà, democrazia e giustizia sociale.

Ma chi erano quelle persone? … questa sera ascolteremo alcune delle loro storie. Non solo i partigiani in armi, ma tutti coloro che li aiutarono. La Resistenza “civile” delle famiglie, delle donne soprattutto, fu fondamentale; come fu fondamentale la presenza nelle fila della Resistenza di tanti militari. Antifascismo e Resistenza sono patrimonio di tutti noi, sono patrimonio della nazione.

E proprio da quelle macerie, materiali e morali, nasce la voglia di ripartire, di ricostruire, di cambiare.

Il 25 aprile è la data che segna una fine ma anche un inizio: Senza il 25 aprile non ci sarebbe stato il 2 giugno, quindi la Repubblica e la nostra Costituzione, momento fondante di una storia e di una memoria condivisa nata da radici partigiane, antifascista e antitotalitaria.

Nello scrivere la legge fondamentale dello Stato, i nostri padri costituenti sono stati lungimiranti… Come disse Piero Calamandrei “la Costituzione deve essere “presbite e non miope”, cioè, deve vedere lontano senza mai invecchiare.

La nostra Costituzione non ha paura del passato. Infatti, non ha fotografato l’Italia di quel tempo, ma guardava verso di noi. Così come hanno fatto le donne della resistenza, capaci di combattere una guerra privata, personale, per conquistare la loro e la nostra emancipazione. Questo lo si porterà poi in dote anche nei lavori dell’Assemblea costituente. L’articolo 3 della Costituzione sancisce il principio di uguaglianza e dignità sociale per tutti i cittadini. Nella nuova Italia tutti sono uguali.

Anche questa è stata una battaglia per le generazioni future. Sono state messe le basi per stimolare una crescita culturale collettiva che purtroppo non si è ancora pienamente compiuta, e che ci vede piangere una donna ogni due giorni… madri, figlie, sorelle, amiche, uccise dalla mano di uomini che ancora oggi non accettano ancora oggi quei principi.

Non commettiamo l’errore di dare per scontati i diritti – acquisiti, anche attraverso il sangue dei caduti per la resistenza. È fondamentale essere presenti e partecipi alla res pubblica, attenti all’esercizio dei diritti civici. Dobbiamo ricordarci che l’antipolitica, il populismo, il rifiuto dalla partecipazione che culmina nell’astensione al voto, mettono sempre fortemente a rischio la democrazia.

Oggi sembra emergere da più parti la volontà di mettere tutto in discussione. Tra premierato, autonomia differenziata e altre riforme istituzionali, qualcuno rivendica con presunzione di voler passare dalla nostra troppo lenta democrazia parlamentare a una contrapposta democrazia che possiamo definire “decidente”.

Viene proposta l’identità al posto della rappresentanza plurale, la decisione fondata sulla propaganda invece della faticosa ricerca del compromesso parlamentare. Un tentativo di mutare volto al tipo di democrazia, accusandola di essere troppo lenta, non più adatta alle esigenze moderne.

Tale clima ha portato ad innalzare ulteriormente anche la repressione preventiva, da qui il nuovo decreto sicurezza, approvato aggirando la discussione parlamentare e il dibattito pubblico.

Questo è allora il momento di difendere la Costituzione e di attuarla in pieno come strumento di cambiamento. Come ha scritto Liliana Segre, nostra concittadina onoraria: le Costituzioni devono essere rispettate e “occorrerebbe impegnarsi per attuare la Costituzione esistente”. Ma per fare questo servirebbe una classe politica all’altezza della nostra costituzione e di chi l’ha pensata.

In Italia e in Europa, ci furono persone illuminate che seppero rigenerare le radici democratiche del vecchio continente. Da quella visione nacque l’utopia – diventata realtà – dell’Unione Europea, immaginata da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni nel manifesto di Ventotene e realizzata dall’intuizione dei padri fondatori.

È stata quell’idea di Europa, di una nuova frontiera che superasse i vecchi confini nazionali, a garantire 80 anni di pace. Quell’idea ha consentito di contenere le spinte nazionalistiche e di concepire un nuovo destino comune di popoli che si sono uniti nelle sfide del domani, per la PACE e contro la GUERRA.

Il domani dei nostri paesi è senza alcun dubbio europeo. Possiamo dire che l’Europa è arrivata all’appuntamento con sé stessa. Serve all’Europa una strategia condivisa e complessiva, una scelta innovativa nella difesa, una nuova capacità organizzativa e operativa, sulla scia del pensiero di coloro che l’hanno fondata.

Per questo, celebrare oggi il 25 aprile significa non solo ripercorrere le tappe e i momenti esaltanti della liberazione ma riaffermare quei principi e non eludere i nodi dell’attualità politica internazionale, delle tensioni economiche e delle guerre in atto; della necessità di preservare oggi più che mai i valori culturali, umanistici europei, del rispetto reciproco e della convivenza civile…. DELLA PACE SOPRA AD OGNI COSA.

La società, come le guerre, nei prossimi decenni saranno plasmate dai rapidi progressi nell’intelligenza artificiale. Il tradizionale campo di battaglia si sposterà verso una guerra ibrida e asimmetrica, con l’utilizzo delle tecnologie emergenti per ottenere la superiorità.

 “Dobbiamo disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra” ci ha detto Papa Francesco lo scorso 18 marzo. “C’è un grande bisogno di riflessione, di pacatezza, di senso della complessità, di impegno, lavoro, silenzio, parole. Sentiamoci uniti in questo sforzo”.

Il monito di Papa Francesco colpisce nel segno. Siamo circondati da immagini e parole di odio. Vediamo la morte e la guerra in Tv ma non le riconosciamo, le stragi di bambini non ci toccano l’anima. Non comprendiamo appieno la gravità della parola “genocidio”.

Gli immigrati non ci riguardano, proviamo – tra l’altro senza riuscirci – a spedirli in Albania, lavandocene le mani e la coscienza. Invece di impostare un serio processo di integrazione capace di affrontare in modo concreto e senza propaganda il tema della sicurezza, sempre più urgente, e dell’inclusione sociale.

Siamo concentrati sulle cose materiali, sull’interesse personale, e non ci sentiamo responsabili in prima persona del bene comune. Siamo attratti dagli slogan, compiaciuti dai “Mi Piace” e fermi nelle nostre posizioni ideologiche.

Il monito che ci arriva da Papa Francesco, dal 25 Aprile, da e da tutti coloro che hanno combattuto per la libertà, è quello di tornare ad essere umani, soggetti pensanti, partecipi e capaci di scegliere.

Capaci di contribuire alla crescita morale della nostra comunità, ritrovando la propria funzione nella vita e nella società, valorizzando le capacità dei singoli, senza cinismo e indifferenza, consapevoli che non è mai troppo tardi per riprendere un cammino comune.

Mi sono sempre chiesta quale sarebbe stata la mia scelta di donna se fossi vissuta in quel tempo. Quale pagina di storia avrei contribuito a scrivere all’interno della mia comunità.  Avrei trovato il coraggio di fare la scelta giusta? Di rischiare la mia vita per la libertà?

Io, che oggi ho il privilegio di indossare il tricolore, sarei stata in grado di assumermi la responsabilità di difenderlo a costo della vita e di vivere come soggetto attivo di quel tempo così difficile?

Sono domande complesse, ma credo che il solo modo che abbiamo oggi per onorare la resistenza sia quello di adoperarci per vivere con la stessa dignità il nostro tempo, perché è l’oggi che siamo chiamati a vivere per preparare il domani alle future generazioni.

Per questo ancora oggi è fondamentale impedire il tentativo di riscrivere la storia che si respira anche vicino a noi, nella nostra comunità. Il tentativo è sempre lo stesso, quello di trovare alibi, giustificazioni ad azioni e comportamenti che invece non dovrebbero godere di interpretazioni di parte, magari sulla scia di simpatie o antipatie del momento.

Vedete, e lo dico con la serenità di chi si sta avviando verso la fine del proprio mandato, la riscrittura della storia non fa danno a noi che siamo seduti qui questa sera, il danno irreparabile è verso le future generazioni alle quali non saremo in grado di far maturare i giusti anticorpi affinché la storia non si ripeta.

E allora anche le celebrazioni come quelle di questa sera serviranno solo a lavarci la coscienza, a farci sentire orgogliosi del nostro passato eroico, senza renderci conto che la storia non si è fermata il 25 aprile del ‘45, ma si costruisce ogni giorno e le nostre azioni di oggi saranno raccontate e giudicate dalle generazioni di domani.

Per questo non possiamo fermarci e dobbiamo ancora lottare per acquisire nuovi diritti ed evitare, allo stesso tempo, che quelli già nostri vengano messi in discussione; dobbiamo sostenere la nostra democrazia, e difenderla da attacchi volti alla sua trasformazione e al suo indebolimento.

Dobbiamo ancora lottare per la pace, in un mondo prepotente, accecato dall’ideologia e dall’egoismo, incapace al dialogo e che vede sempre più spesso nel conflitto (ad ogni livello) la soluzione.

Dobbiamo ancora lottare per essere comunità, perché il primo seme di speranza lo dobbiamo far germogliare noi, qui e adesso. È questo il nostro tempo, è questa la nostra possibilità.

Concludo il mio intervento con l’ultimo appello di Papa Francesco, pronunciato il giorno di Pasqua, che dovremmo fare nostro come suo testamento spirituale.

“Faccio appello a tutti quanti nel mondo hanno responsabilità politiche a non cedere alla logica della paura che chiude, ma a usare le risorse a disposizione per aiutare i bisognosi, combattere la fame e favorire iniziative che promuovano lo sviluppo. Sono queste le “armi” della pace: quelle che costruiscono il futuro, invece di seminare morte!

Non venga mai meno il principio di umanità come cardine del nostro agire quotidiano.”

Grazie Papa Francesco non ti dimenticheremo.

 Viva la Resistenza! Viva la Festa della Liberazione! Viva l’Italia antifascista!

 

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